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“E’ venuto dalla Russia, l’ha mandato Gorbaciov. Lui è alto e robusto, il suo nome è Shalimov. Igor, Igor, Shalimov, Igor, Igor Shalimov…”.

La curva cantava a non finire, a ritmo cadenzato del “Limbo”. Anche nel glorioso San Nicola di Bari, in occasione di uno di quei derby che fanno epoca, almeno per il Foggia.

Era la 26esima giornata del campionato di Lega Serie A del 1991-1992. Lo stadio era pieno di tifosi, e non mancavano come sempre quelli di fede foggiana, che inscenarono un esodo. Pronti, via e Francesco Baiano allunga il piede in spaccata per toccare la palla oltre la linea della porta. Ci mette 5′ il Foggia per portarsi in vantaggio. Il Bari ci prova, annaspa, prova a mettere la gloria e il blasone di calciatori messi insieme per creare una squadra da UEFA Europa League.

All’ improvviso il dardo. Shalimov riceve uno scarico da un compagno, è oltre 25 metri lontano dalla porta, non ci pensa. Esile al limite dello scheletrico, elegante come pochi, potente come nessuno avrebbe immaginato. Tira. Il pallone lo vedono tutti per un istante, poi sparisce. Troppo veloce per lo sguardo comune dell’occhio umano. Dov’è?

Si muove la rete. Si gonfia. Proprio nell’angolino in alto a destra. Quello che anche il portiere del Bari, Giuseppe Alberga, guarda come ipnotizzato. Evviva la rete, che ha resistito alla potenza del tiro e che ne ha placato la corsa imperterrita, forse destinata ad uscire oltre il perimetro delle curve, lontane e distanti, del San Nicola.

Lo scheletrico Igor era un fascio di nervi ad alta reattività. Danzava attorno al pallone, lo gestiva come lui desiderava, lo accarezzava fino ad amarlo e lo colpiva, al contempo, con la più bruta violenza.

Questo calciatore di poche parole e di tanti fatti compie oggi 50 anni. Auguri Igor…

Per la cronaca quel derby finì 3-1. Al rigore di David Platt rispose un altro russo, Igor Kolyvanov.

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