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Alzi la mano chi non ha ceduto al fascino di quel caschetto biondo, a incorniciare un volto da ventenne, quasi angelico. Impossibile non lasciarsi coinvolgere dal ritmo delle sue sgambettate leggere sull’erbetta. Una danza delicata attorno al pallone, toccato con maestria e disinvoltura, mentre grappoli di avversari in scivolata cercavano senza costrutto di fermarlo. Un tocco al pallone per spostarlo, un salto a schivare l’entrataccia e Beppe Signori era già tutto solo davanti al portiere.

Ed era lì che dava il meglio. Il sinistro non ha conosciuto rivali per anni. Da qualsiasi posizione, con qualsiasi coefficiente di difficoltà, anche al volo. Nelle sue tre stagioni in Capitanata le reti dello Zaccheria non hanno avuto ragnatele. Il solerte aracnide non iniziava neanche a tesserla, perché sapeva che prima o poi un tiro nel sette di “Beppe Gol” avrebbe distrutto il suo capolavoro di geometria e pazienza.

E’ stata l’ala sinistra perfetta del tridente, nonostante una prima stagione a Foggia trascorsa al centro dell’attacco e le parole di Zeman a incoronarlo come nuovo reuccio del gol. “Benvenuto bomber”, gli dice il boemo il primo giorno di ritiro, in uno slancio di entusiasmo a lui poco congeniale. Signori si guarda attorno per capire se davvero ce l’avesse con lui. In fondo aveva segnato la miseria di 17 gol in quattro anni. Nei tre campionati rossoneri ne segnerà 36.

Le ragazze stravedono per lui e gli uomini…pure. Perché il calcio è fatto di emozioni per chi lo guarda e neanche uno dei suoi gol è stato privo di sentimento. Alcuni sono entrati anche nell’immaginario collettivo.

Salto a scavalcare il terzino del Parma, tocco a calamitare la sfera e diagonale su Taffarel in uscita. La punizione che Lorieri, portiere dell’Ascoli, vede partire e arrivare nel sette della porta. Una frustata. Il diagonale che beffa il portiere del Bari e manda in sollucchero lo Zaccheria. Il piattone nella porta della Cremonese che vale un posto a ridosso delle prime. La rovesciata all’Atalanta, l’incredibile doppietta al Napoli nel famoso 3-3. Il diagonale che Cervone cerca ancora nella porta della Roma. La punizione contro la Cremonese, la punta del piede ad anticipare il portiere del Genoa e la sua chioma bionda che sbuca tra Baresi e Maldini per infilare la porta del Milan degli invincibili.

Il calcio è emozione. E Beppe Signori, in campo, ne è stato il miglior interprete per i tifosi del Foggia e allo Zaccheria vive ancora il mito dell’imprendibile chioma bionda con la maglia numero undici.