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Il carattere che distingueva Puricelli da tutti gli altri allenatori era la figura quasi paterna che offriva ai suoi calciatori. Di lui ci si poteva fidare in qualsiasi momento, ma in qualche caso poteva anche usare le “cattive”e una volta fu costretto a intervenire con un sonoro scapaccione, secondo il vecchio proverbio foggiano che recita: mazz e panell fann i figghje bell! Uno schiaffo a fin di bene lo prese Maurizio Memo, al termine della partita Foggia – Inter 0-2 del 22 gennaio 1978. Lo stesso portiere ci svela l’episodio: «Quella sconfitta mi demoralizzò oltre misura. Presi gol da Carletto Muraro e mi ritenni in parte responsabile della sconfitta. Entrato negli spogliatoi scoppiai in una crisi di nervi. Cominciai a piangere e ad urlare. Non volevo più giocare e lo dissi a Puricelli: “mister, non me la sento più di scendere in campo”. Lui non disse niente, mi trascinò nel corridoio al di fuori degli spogliatoi e mi tirò una sberla in faccia. “Se parli così non ti faccio giocare mai più” mi disse a muso duro».

Memo provò a spiegare come poteva le ragioni per le quali non aveva più senso il suo impiego in campo. Ragioni forse futili, ma che a caldo serrarono il cuore del numero uno rossonero in una morsa dolorosissima. «Provai a giustificarmi davanti al tecnico, dicendo che la domenica successiva avremmo incontrato la Juventus in casa e che per me sarebbe stata dura resistere alle pressioni del pubblico che sembrava avercela con me. Non volle sentire ragioni». Accettato di buon grado la sua riconferma tra i pali, Memo fu letteralmente coccolato da tecnici e compagni. Puricelli non lo lasciò un solo secondo per dargli la giusta spinta psicologica. Il pareggio a reti bianche contro la Juventus il 29 gennaio fu il giusto coronamento del lavoro mentale svolto dal “vecchio”. «Mi resi protagonista di un’ottima prestazione – prosegue Memo -. Grazie a quel ceffone tutto si rimise sul binario giusto e passarono anche le mie paure».