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La Coverciano tanto poco amata da Puricelli soleva iniziare i corsi di allenatore attorno ai mesi di Marzo e Aprile. Come succedeva in passato e come succede ormai da anni, gli “studenti” del super corso, tutti ex illustri calciatori, si dividevano in gruppetti ristretti in giro per l’Italia per seguire gli allenamenti delle squadre di Serie A. A Foggia furono inviati Rumignani e Veneranda. Arrivarono ad inizio settimana, blocchetto alla mano, per studiare il “vecchio” Ettore Puricelli. Seduti sulle tribune avevano destato la curiosità del tecnico e dei calciatori. «Fu una settimana molto particolare – ricorda Memo -. Puricelli sapeva benissimo della loro presenza. Il martedì, alla ripresa, facemmo un giro di campo ed una partitella; il mercoledì due giri di campo ed una partitella; il giovedì solo la partitella; venerdì un po’ di calcio – tennis e la partitella, ma la vera perla arrivò il sabato, in chiusura di settimana. Entrammo in campo per la rifinitura e Puricelli ci portò sotto la gradinata, all’intersezione con la curva Nord, vale a dire nel punto più distante dalla tribuna centrale, lì dove erano seduti Rumignani e Veneranda. La squadra si posizionò attorno al vecchio in cerchio. Iniziò un discorso molto particolare mentre, dall’altra parte del campo, i due aspiranti allenatori scrivevano sul proprio taccuino senza soluzione di continuità».

E’ facile capire quanta lena i due ci mettessero nel seguire una vecchia volpe del calcio come Puricelli, riconosciuto un po’ da tutta Italia come uno dei migliori allenatori. La speranza era quella di carpire un segreto, studiare un movimento per riuscire ad apprendere qualcosa che servisse nella futura carriera di tecnici alle cui soglie Rumignani e Veneranda si affacciavano proprio in quel periodo. «Dalla tribuna doveva sembrare proprio un discorso serio, di quelli pesanti – continua Memo -, invece, rimarrete di stucco nel sentire quello che Puricelli ci disse: “Dai ragassi, se vinciamo domenica vi porto tutti a mangiare un bel panino col salame, quello tagliato bene e magari mandiamo giù anche un bel bicchiere di vino rosso. Ci divertiamo…”. Insomma un discorso tutt’altro che calcistico». Mentre parlava di affettati e panini, il vecchio continuava a sbracciarsi come un dannato. Movimenti anche forzati. Gesticolava molto con mimica quasi teatrale.

«Il perché di questo suo comportamento lo scoprimmo solo al termine della chiacchierata. Finito di dissertare sulle possibili metodologie di festeggiamenti in caso di vittoria, ruppe le righe e nel rientrare negli spogliatoi ci disse indicando la tribuna: “Adesso voglio vedere quelle due teste di caSSo cosa scrivono”. Avete capito? Era tutta una messa in scena per confondere le idee ai suoi osservatori». La domenica successiva il Foggia giocò in trasferta. Rumignani decise di aggregarsi ma la dirigenza non riuscì a prendere una stanza d’albergo per lui. La soluzione di fortuna fu semplice, il massaggiatore Rabbglietti la ricorda con lucidità: «Rumignani dormì con me, nella mia stessa stanza. Ricordo che voleva scrivere una relazione non esaltante su Puricelli. Come dargli torto, in settimana non aveva visto un solo minuto di tattica in campo. La domenica, però, la squadra disputò una splendida partita».

L’impressione di Lino viene confermata anche da Balestri: «Ci ritrovammo a parlare al termine di un allenamento. Mi esternò tutto il suo scetticismo. A nostro parere si erano chiusi i tempi del calcio condotto alla maniera di Puricelli. Eravamo proiettati verso il futuro, con tante idee e tattica per migliorare. Ricordo che Rumignani e Veneranda avevano una scheda da compilare e delle domande da pormi. Ero estremamente in difficoltà in questa simil-intervista perché non ero io il tecnico». La stessa situazione si ripresentò la domenica successiva in un Foggia – Torino disputato allo Zaccheria. Stadio stracolmo e festa per la centesima presenza in rossonero di Pirazzini. Il capitano parte dalla difesa in occasione di un calcio di punizione. Puricelli si sbracciava per impedirgli di lasciare sguarnita la difesa. «Era furioso – dice Lino Rabbaglietti-. “Sta dietro, Pirassini stà dietro” gli urlava dalla panchina. Il capitano non lo ascoltò, si intrufolò in area e mise alle spalle del portiere un pallone scodellato in area da Delneri. Un tocco d’esterno morbido su Castellini in uscita. Lo stadio urla di gioia. Dopo un attimo di esitazione il vecchio si scosse ed esclamò: “Ecco! Questi sono schemi provati in settimana!”».