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Nel 1978-1979 sulla panchina del Foggia arriva Sidney Colônia Cunha, conosciuto con il soprannome di Cinesinho. Un nome altisonante dello sport italiano, storico centrocampista del Vicenza e già scudettato con la maglia della Juventus. La società allestì una squadra estremamente competitiva per la categoria. Nella rosa spiccava il nome di Giacomo Libera, soprannominato “il nuovo Riva”. Un calciatore tanto forte quanto sfortunato: rimediò un infortunio al ginocchio che tagliò le sue ambizioni di successo. «Eppure era molto forte – sottolinea il massaggiatore Lino Rabbaglietti -. Riuscì a segnare ben 13 reti in quella tormentata stagione. E’difficile comprendere come una squadra di quel tipo sia riuscita a retrocedere in Serie C. O meglio, forse una ragione c’è: era una squadra calcisticamente “arrogante” e costituita da grandi calciatori abituati alle società del Nord e ai relativi confort.

Al sud i pagamenti non erano sempre puntuali, anzi, quasi mai erano puntuali. I risultati poi inevitabilmente si vedevano in campo. Peso e gol li garantivano, o quantomeno avrebbero dovuto garantirli, la coppia Libera – Fiorin, con quest’ultimo soprannominato “il fiore, uomo d’area di rigore”. Poi c’era Doldi, attaccante prelevato a suon di quattrini dall’Inter. Un ragazzo promettente ma che alla fine non esplose mai, nonostante le sue qualità. Penso che sia andata così perché il gruppo non riuscì a “svegliarlo” come avvenne tempo addietro con Rognoni o Braglia». Per capire la forza di quella squadra basta pensare che l’anno successivo in una maxi trattativa con il Bari il Foggia cedette Libera, Bacchin e Sasso in Serie A, in cambio di Petruzzelli, Sciannimanico, Fasoli, Tivelli più conguaglio economico. Un affare. Cinesinho era l’allenatore di quel Foggia, ma come avveniva spesso in quegli anni allo Zaccheria l’anima della squadra era Ettore Puricelli, impiegato nel ruolo di direttore tecnico.

Nonostante la sua verve e la passione per i colori rossoneri, il mitico vecchio abbandonò la Capitanata a stagione in corso, per accettare la guida tecnica del Genoa, probabilmente a seguito di alcune incomprensioni con i vertici societari del club: «A Ettore piaceva troppo sedere in panchina, comandare – sorride Lino Rabbaglietti -. Era un vero e proprio mattatore e ne aveva per tutti. Mal sopportava Cinesinho per le sue idee di calcio troppo vicine alla nascente dottrina di Coverciano. “Cinesinho di qui, Cinesinho di là, Cinesinho a Coverciano, mannaggia a loro e sto pressing del casso”, sbraitava in continuazione il “Vecchio” dalla panchina. Proprio durante una partita fummo spettatori di un episodio clamoroso. Nel Foggia operava attivamente il dirigente Armando Russo che volle fermamente l’acquisto di un calciatore.

Naturalmente un accentratore come Puricelli non vedeva di buon occhio calciatori che non aveva portato lui stesso a Foggia. La divertente querelle scoppiò nel corso di un Foggia – Catanzaro di coppa Italia. Russo e Puricelli erano seduti in panchina ed io in mezzo a loro. Appena uno dei suoi ragazzi prendeva palla il “vecchio” scattava in piedi e rivolto verso la tribuna si sbracciava urlando: “Il vecchio capisce di calcio, questo calciatore portato io a Foggia”. Proprio in quel momento prese palla il calciatore voluto dal dirigente Russo, che sbagliò un facile appoggio. Ettore partì nuovamente nel suo show con i tifosi. “Il vecchio capisce di calcio. I miei ragassi sono buoni, questo l’ha portato Armando Russo, non buono”, urlava indicando il dirigente seduto in panchina. La vecchia tribuna esplose in un boato di risate».

TRATTO DA: Diavolo di un satanello, Il Castello Edizioni, 2010 AUTORE: Domenico Carella

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