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“Siamo una famiglia”. Un nodo stringe alla gola e impedisce di parlare oltre. Anche un duro come Renato Sali non resiste. Lui, il più schivo del gruppo, ha un tumulto quando parla del suo Foggia. Una famiglia. La più stramba e pazza mai vista, capace di mettere insieme una quarantina di ex rossoneri dal 1967 al 1981 provenienti da tutta italia. Almeno quattro generazioni di calciatori, che però godono da matti nello stare insieme. Lo hanno fatto anche quest’anno, per la quarta volta dopo Forte dei Marmi, Riccione e Cavallino Treporti. La tappa scelta è Vieste – San Marco in Lamis.

Passare quattro giorni con loro è come sentirsi su un’isola lontana milioni di anni luce dal calcio di oggi. In campo, in una quindicina di anni, hanno conquistato tre promozioni in Serie A e una in B. Oggi, quasi a mezzo secolo di distanza da quel periodo fantastico, dimostrano di essere ancora un gruppo. Ai ragazzi di capitan Pirazzini basta poco per divertirsi. Un tuffo nel mare azzurro di Vieste, quattro chiacchiere sotto l’ombrellone e sorrisi a vagonate sui numerosi ricordi, cadenzati dalle imitazioni dei protagonisti del passato. Sorrisi che diventano risate, quando sulla spiaggia si sfidano ai rigori la squadra di Pirazzini e quella del massaggiatore Rabbaglietti. In palio non c’è niente, ma diventa subito l’occasione per sorridere e nessuno si tira indietro.

In porta ci vanno Raffaele Trentini, (1001 minuti di imbattibilità in Serie B nel 1972-1973) e Maurizio Memo, che indossa anche la maglia verde bottiglia degli anni Settanta. Si tuffano, eccome se si tuffano. Basta poco per divertirsi. Una chitarra per Turella e Memo e la voce del capitano a trascinare il gruppo, per riscaldarsi dal fresco vento del Gargano durante una grigliata all’aperto. Battisti, De Gregori, Vianello, Celentano, il coro è forse poco intonato ma unanime.

Si canta. Tutti insieme. Con un’unica bellissima voce. Mentre il tecnico Balestri, protagonista della promozione in Serie A del 1976… senza volersi far notare, filma tutto con una videocamera. Cristallizza momenti di felicità e coesione dei suoi ragazzi. Si sentirà un fortunato il tecnico e si sentirà un fortunato a giusta ragione. Lui può godersi dopo cinquanta anni quello che ogni altro tecnico vorrebbe godersi per pochi mesi all’anno in un campionato. Un gruppo.