Posted on

Tra i tanti nuovi volti del Foggia Calcio 1981-1982 il più divertente era sicuramente Giovanni Roccotelli, detto… “Cocò” . Si era dato da solo quel nomignolo per emulare in tono scherzoso il famoso Brasile stellare del 1958. «Quando ero giovane, tutti parlavano del Brasile di Didì, Vavà e Pelé. Un giorno non ce l’ho fatta più e ho detto: e allora a me chiamatemi Cocò. Didì, Vavà, Pelé e Cocò: bello, no?», dichiarò alla Gazzetta dello Sport.

Il gruppo rossonero gli confermò il nomignolo. «Era un autentico giullare – ricorda il massaggiatore Lino Rabbaglietti -, durante i lunghi trasferimenti in treno raccontava barzellette a non finire». La stessa opinione la conserva anche Gianni Pirazzini: «Teneva tutti uniti nello spogliatoio ad ascoltare le sue storielle. Anche quando c’era allenamento, mentre era impegnato in alcuni esercizi o nella corsa, riusciva sempre a farci ridere». Nativo di Barletta, Roccotelli aveva vinto lo scudetto con il Torino come riserva di Claudio Sala per poi passare al Cagliari dove avrebbe trovato, qualche mese dopo, una moglie e la residenza della vita.

La sua carriera di calciatore iniziò per puro caso, mentre passeggiava con un amico. «Uno dei miei più grandi amici – sottolinea Cocò -, lo chiamavo “Miniussi” come l’ex portiere dell’Inter, per la sua altezza fuori dal comune. Io ero bassino ed all’epoca mi dilettavo nella lotta greco romana. Mai avrei pensato di iniziare a giocare a calcio passeggiando all’interno di un canale asciutto a Bari. Io e “Miniussi” facemmo una lunghissima passeggiata ed arrivammo in prossimità di un canalone, uno di quelli utili a far defluire l’acqua in caso di allagamenti. Era asciutto ed al suo interno scorgemmo dei ragazzini che giocavano a calcio ed un talent-scout che li osservava. Decidemmo di provare anche noi. L’osservatore però voleva far giocare solo il mio amico perché io ero troppo minuto. “Miniussi” si impuntò: “Io gioco se gioca anche Giovanni”. La minaccia portò i suoi frutti. L’osservatore accettò ed in pochi minuti sfoggiai una serie di dribbling. A fine gara venne da me e mi disse: “prendo te Roccotelli, ma non il tuo amico”. A quel punto ricambiai il favore: “Io non vengo se non prendi anche “Miniussi”».

Nella sua adolescenza, spesa tra i vicoli di Bari a giocare a calcio, Cocò inventò “l’incrociata”, un tiro (o cross) fatto tramite l’incrocio delle gambe, oggi conosciuta come “rabona”. Il termine deriverebbe dallo spagnolo “rabo” ovvero coda. La gamba di Roccotelli si fletteva come la coda di una mucca per calciare la sfera. Involontariamente divenne anche protagonista delle redazioni sportive dei quotidiani. Tutto nacque quando, per mettere a tacere un cronista di Basket alla ricerca di maggior spazio per il suo sport, il caporedattore di un grosso giornale nazionale sentenziò: “E piantala, un cross di Roccotelli vale più di tutto il campionato di pallacanestro”. E da quel giorno quella frase diventò un tormentone tra i giornalisti. «Ricordo che partecipai alle selezioni del Sud per l’accesso alla nazionale di Serie C allenata da Enzo Bearzot. Durante la partita segnai due gol di rabona e l’osservatore scrisse testualmente nel suo rapporto: riesce a tirare incrociando le gambe».

La sua innata arte trovò però le difficoltà di un mondo che poco amava le stranezze: «i miei allenatori mi chiedevano di limitarmi perché potevo sembrare scorretto ed irridente verso gli avversari. Ma a me piaceva e piace divertirmi, adoro il calcio tanto da riuscire a giocare fino ad età avanzata. Pensate che quando chiusi la carriera nella Torres giocavo con un giovane Zola. Un giorno venne un tifoso e mi chiese se fossi il nipote del Roccotelli che giocava nell’Ascoli. Rimase di stucco quando dissi che ero proprio io». La prerogativa che contraddistingueva Cocò dal resto del gruppo era la sua esplosiva allegria. Questo carattere estroverso gli valse il ruolo di “barzellettiere del gruppo”. «Le ho sempre raccontate e le racconto ancora oggi – continua Cocò -. Ricordo che dopo un successo esterno sul Brescia raccontai storielle per tutto il viaggio di ritorno. Ve ne racconto una di quelle più in voga: Un giorno una signora va dal suo dottore e gli dice: dottore da quando uso la spirale rimango sempre incinta ma di zanzare…nemmeno una!».

Barzellette, colmi, storielle e battute era tutte inventate e raccontate dall’istrionico Cocò, che inevitabilmente fece breccia nei cuori di tutti i compagni di squadra ed in particolare in quello di Lino Rabbaglietti sul quale ci svela un curioso aneddoto: «Usava massaggiare le gambe dei calciatori con una pomata che dava una forte sensazione di bruciore. Io non amavo i massaggi ma ricordo bene che una volta, al malcapitato Maritozzi, Lino unse lembi di pelle molto vicini all’inguine. Per il bruciore camminò due giorni a gambe larghe». L’arte di saper far ridere la gente spesso si concilia con la maggior attitudine a ricevere scherzi e tiri mancini.

«Un giorno io, Tavarilli, Petruzzelli ed un amico elettrauto di Foggia decidemmo di fargli uno scherzo memorabile – ricorda Lino -. Prima di ogni trasferta in treno Cocò lasciava la sua macchina nuova nel parcheggio prospiciente la stazione. Era una Citroen Dyane 4. Gli facemmo sparire la vettura simulando un furto. Al rientro dalla trasferta, giunto nel parcheggio, non trovò più la macchina. Intervenimmo noi dicendo che per riuscire a riavere indietro il veicolo bisognava solo pagare una consistente cifra. Ottenuto il contante simulammo il festeggiamento del compleanno di Tavarilli, con tanto di cena per tutta la squadra in un ristorante di Mattinata. Erano presenti tutti, calciatori, mogli e staff. Dopo aver consumato le abbondanti libagioni Petruzzelli si alzò in piedi tra il brusio degli astanti e mostrando fiero il calice propose un brindisi: “Grazie Roccotelli per averci offerto questa cena”.

Lo scherzo era svelato. Cocò non la prese bene e timorosi di aver rovinato una bella amicizia, organizzammo una colletta per restituirgli il maltolto». L’arcano era svelato, il furto era tutto uno scherzo ed i soldi erano stati utilizzati per una piccola cena sociale. «Mi arrabbiai davvero di brutto – conclude Cocò -. Ma il colmo sapete qual è? Dopo alcune settimane quella macchina me la rubarono per davvero!».

Visita: Foggiasport24.com CLICCA QUI per mettere MI PIACE alla nostra pagina Facebook CLICCA QUI per SEGUIRE il nostro profilo Twitter CLICCA QUI per essere un FOLLOWER del nostro profilo Instagram CLICCA QUI per seguire la pagina di Domenico Carella- Comunicatore