Sono nato a Foggia il 10 agosto del 1982, amo il mare e la luce del sole. Appena posso, appena ho del tempo libero vado in spiaggia e me la godo, magari negli orari che amo di più: la mattina presto e il tardo pomeriggio. Avete presente quando la luce del sole diventa quasi arancione e la brezza si alza a creare un brivido di fresco a fior di pelle? Proprio in quel momento potreste trovarmi in riva al mare. Ma torniamo a noi. Sono sempre stato un po’ controcorrente in quello che ho fatto e che faccio, non mi è mai piaciuto essere uno dei tanti. Ma se oggi la mia è una decisione voluta, quella di smarcarmi dal conformismo, in passato era una dote naturale. E le mie passioni lo testimoniano.

DISEGNO – Mentre tutti gli altri bambini crescevano davanti alla tv io sono cresciuto con la matita e un foglio di carta in mano. Disegnavo continuamente e leggevo. In questo, magari, mi ha aiutato anche qualche fumetto che mi ha posto dinanzi al problema di dover creare un mio stile e miei personaggi. Allora ho diversificato: da una parte ho continuato a lavorare matita e carboncino a ritratti, dall’altra ho lasciato la strada del copiare personaggi fumettistici già famosi per creare un mio stile. Gli amici del liceo hanno goduto della mia fantasia leggendo quelle che erano le avventure della mia classe del vecchio Liceo Classico Lanza di Foggia.

MUSICA – Intanto cresce anche la passione per la musica. In principio era Lorenzo (o Jovanotti, se preferite) il cantante più ascoltato, assieme a una vasta porzione di classici con particolare predilezione per Chopin e Tchaikovsky, capaci di creare al pianoforte atmosfere magiche. Ma la passione per il rock anni Settanta-Ottanta e per la poesia musicata di Lucio Dalla e Samuele Bersani hanno chiuso il quadro dei miei gusti musicali. La mia canzone preferita, però, è “Via”, di Claudio Baglioni.

FILM – Mi piace vedere film che divertono. Amo definirmi “cintura nera” di Totò. Ho collezionato 94 degli oltre 100 film del Principe De Curtis e alcuni dei quali potrei recitarli a memoria. Stesso discorso per i film di Bud Spencer e Terence Hill (ma un Oscar alle espressioni facciali di Carlo Pedersoli quando lo daranno?). Il mio film preferito, però, è di altro genere. E’ “Mediterraneo” di Gabriele Salvadores. Guardandolo ritrovo me stesso. Un isoletta sperduta nell’Egeo, con le case colorate, illuminate dal sole, a due passi da un acqua cristallina. C’è quella vena di malinconia e calma da sparpagliare in una location meravigliosa. Kastellorizo (o Castelrosso) è uno di quei posti che vorrei visitare e dove potrei voler vivere.

Bud Spencer e Terence Hill

AYRTON – Poi c’è lo sport che io amo nel suo insieme. Questo perché c’è la competizione. In principio la disciplina che ho maggiormente amato è stata la Formula Uno, ma quella quando il pilota aveva una valenza non semplicemente tattica. Quella del puzzo di benzina e delle macchie d’olio, non quella della perfetta elettronica di oggi. Rimasi folgorato da un ragazzo con il casco giallo che faceva il fenomeno su macchine paragonabili a tricicli. Era Ayrton Senna. Era un po’ come vedere un supereroe. Il buono che combatteva contro i cattivi. Spesso vinceva. E quando non vinceva era comunque spettacolo, al punto da offuscare chi saliva sul gradino più alto in una corsa. Mi sono immedesimato molto in Ayrton da ragazzo. Perché tifavo per il bene e vedevo una persona che caratterialmente mi assomigliava molto. Avevo sette anni, forse, quando andai in una di quelle piste con automobiline per bambini. Feci aspettare la mia famiglia che si liberasse la macchina identica a quella di Senna e dopo averla ottenuta inanellai una serie di giri a doppiare tutti gli altri coetanei. Ricordo solo un bambino che piangeva chiedendo alla mamma “Me lo fai superare?”. Impossibile, io in quel momento ero Ayrton… :D. Nel 2018, grazie a Gianni Pirazzini, sono riuscito ad andare a Imola per omaggiare, nel mio piccolo, l’uomo che ha rappresentato il mio mito.

Ayrton Senna

CICLISMO E CALCIO – Tra gli sport che amo, ovviamente, ci sono anche il ciclismo ed il calcio. Il primo, per me, è come una notifica sul calendario. Quando c’è la Parigi – Roubaix è l’inizio della Primavera e delle giornate lunghe. Quando c’è il Giro d’Italia è l’inizio dell’estate e delle giornate da maglietta e via. Tra i miti, dopo Bugno, ovviamente, c’è Marco Pantani. Chi è cresciuto guardando quelle imprese non può non essere suo tifoso. Su tutte l’attacco sul Galibier al Tour de France. Una pedalata leggera e potente, sguardo indietro, e un drappello di avversari piantati già cinquanta metri più indietro. Per quanto riguarda il calcio c’è poco da aggiungere. Sono cresciuto sentendo una vecchia cassetta con degli inni della squadra della mia città, il Foggia. Tra i tanti ce n’era uno degli anni Sessanta che citava uno a uno tutti i protagonisti, facendoti immaginare cosa rappresentavano in quel periodo. Molti di quei protagonisti posso dire di averli conosciuti e di essere oggi loro amico. La mia prima partita allo stadio? Foggia – Licata del 1989-1990. Finì 0-0. Ricordo le parolacce dette dalla gradinata a Rambaudi, a loro dire colpevole di non giocare bene. Nella mia ingenuità mi domandavo perché non tifassero per un calciatore della loro squadra invece di inveire senza sosta.

GIOCATORE – Ma le passioni non finiscono qui. Un appassionato di sport è spesso anche uno sportivo. Io, non avendo mai frequentato una scuola calcio, per dare spazio agli studi, sono stato un totale autodidatta. Nel 2008 misi insieme ad alcuni amici una squadra di calcio a 5 convocando tutti quelli che, per carattere, infortuni da smaltire e capacità calcistiche, non avrebbe mai chiamato nessuno. Un’armata Brancaleone scarsa con i piedi. Andammo a comprare le divise puntando sul rossonero. Al negozio ci dissero che erano terminate e ci proposero un total blu stucchevole. Al momento di andare via ecco il commesso tirare fuori una divisa arancione e nera. Ottimo. Potremmo chiamarci la “Vitamina”. Perdemmo partite per un anno, a volte segnando col contagocce. Poi, la prima vittoria. E in due anni diventammo solidissimi. Battevamo le squadre da torneo. Ricordo gli avversari spocchiosi esclamare al solo vederci: “Mi avete chiamato per giocare con questi? Io ho un torneo, devo fare cose serie…”. Poi perdevano e litigavano in campo, mentre noi infilavamo un gol dietro l’altro. Eravamo tutti per uno uno per tutti. Mi sono divertito come mai e mi manca quella squadra.

Una partitella con Romano Micelli

SUBBUTEO – Appese le scarpe al chiodo ho iniziato a giocare a calcio con le mani. Il Subbuteo è una variante quasi scacchistica dello sport più popolare d’Italia. Sono uno dei giocatori del Foggia Calcio Tavolo, probabilmente l’ultimo per capacità, ma il Subbuteo lo reputo allenante per la vita quotidiana. Richiede manualità i primi tempi (e si acquisisce con la dedizione), poi è quasi solamente concentrazione. L’allenamento è lì, nel restare concentrati per i 30 minuti della partita, nel non perdere mai l’attenzione. Chi si deconcentra o non pensa quello che fa ha già perso. Mi è capitato di vincere una partita in rimonta nell’ultimo minuto. L’avversario mi fa gol a inizio match e gestisce. Io mi innervosisco e non segno. Poi, decido di concentrarmi e nell’arco di pochissimi secondi infilo due gol. E’ allenante…

In campo contro il Campione del Mondo Massimiliano Schiavone

GIORNALISMO – Dal 2004 svolgo l’attività di giornalista sportivo. Ho toccato tutti i campi dell’informazione, da quella Televisiva (Tg e conduzione trasmissioni) a quella radiofonica, passando per periodici, quotidiani, testate giornalistiche on line e Social.