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Ciccio Patino, l'ala che fece volare il Foggia
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Published: dicembre 2016

CICCIO PATINO, l’ala che fece volare il Foggia – Patino era un’ala di quelle di un tempo mai passato di moda che vivevano ai confini del rettangolo; quasi una sorta di reclusi dentro una striscia piccolissima di campo, per preparare poi gli scatti, i dribbling e gli allunghi, i cross per le teste dorate di Nocera e Oltramari, di Matteo Rinaldi che avanzava ad ogni calcio d’angolo come gli capitò di fare, tra l’incredulità collettiva, a Firenze nel debutto assoluto in serie A, segnando un gol che ammutolì lo stadio.

C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e Ciccio Patino. Era, chissà se lo ricorda ancora, mio fratello Beppe che ne imitava per strada i dribbling secchi, tentando di volare sul marciapiede di via Pesola come il suo idolo faceva lungo la pista d’atletica dello Zaccheria. Cominciò allora, in quegli anni teneri e indimenticabili, la nostra, mia e di mio fratello, passione per
il Foggia, la squadra di calcio che cominciava la sua scalata verso vette inesplorate. Patino era l’idolo di mio fratello e per questo motivo cominciò a diventare quasi uno di famiglia a casa nostra: perché lui voleva la maglia numero 11, come appunto quella indossata dal capitano di cento vittorie; perché ne imitava le finte durante le sfide di strada; perché lasciava crescere la stessa zazzera bionda con la inevitabile differenza che Beppe non usava la brillantina e la riga per tenere a bada i ciuffi ribelli (la pettinatura scelta da Patino). Noi fratelli Ordine amavamo quella generazione di calciatori-eroi che ci ha trascinato fino alle soglie della maturità, che ci ha fatto adorare la nostra città, che è riuscita a trasformare gli scomodi gradoni dello Zaccheria in una sorta di cattedrale dove andare a ‘pregare’ tutte le domeniche pomeriggio.

(Dalla prefazione di Franco Ordine)