Sei libri dedicati alla storia dello sport ed in particolare a quella del Foggia Calcio. Non ho mai vissuto alcune partite, certi istanti e proprio per questo ho cercato di informarmi e documentarmi. Poi la scintilla. Dovevo salvaguardare quello scorcio di memoria che il tempo avrebbe potuto cancellare. Pur non avendo visto quelle partite, tramite un lavoro di ricerca e le interviste ai protagonisti dell’epoca, ho provato a dare memoria dei capitoli più belli della storia sportiva della mia città.


DIAVOLO DI UN SATANELLO, retroscena, aneddoti e scherzi nella storia del Foggia dal ’68 al ’90

Vuoi sapere cosa succedeva tra il 1968 ed il 1990 nello spogliatoio del Foggia? Ti piacerebbe scoprire i retroscena di 22 anni di calcio foggiano attraverso aneddoti e scherzi fatti da dirigenti, calciatori e giornalisti? Vuoi conoscere quello che si è sempre celato dietro la porta dello spogliatoio dello Zaccheria? Questo, allora, è il libro adatto per te. Leggerai di un istrionico Puricelli, di uno spassosissimo Bordon e delle ferree regole del “sergente di ferro“ Toneatto, puntualmente eluse dai calciatori. Ma anche di un insolito Zeman. Riuscirai a sorridere leggendo le avventure della tua squadra del cuore. Per scrivere questo volume l’autore ha realizzato 32 interviste agli storici personaggi legati al Foggia tra cui: Peppino Affatato, Franco Altamura, Dario Annecchino, Roberto Balestri, Franco Bergamaschi, Antonio Bordon, Vincenzo Cangelosi, Pasquale Casillo, Mauro Colla, Paolo De Giovanni, Fabio Enzo, Fabio Fratena, Maurizio Iorio, Franco Mancini, Maurizio Memo, Juan Carlos Morrone, Aldo Nicoli, Vittorio Cosimo Nocera, Giuseppe Pavone, Gianni Pirazzini,

Lino Rabaglietti, Giovanni Roccotelli, Delio Rossi, Armando Russo, Franco Sante, Lello Sciannimanico, Corrado Tamalio, Lauro Toneatto, Raffaele Trentini, Antonio Troisi, Claudio Turella, Zdenek Zeman.


E IL DIAVOLO CI MISE LA CODA

È un “instant book”, scritto sull’emotività e sull’attualità di un evento al passato prossimo che racchiude le immagini più suggestive e significative di un’intensa due giorni tenutasi recentemente a Foggia. Foggia è una città che ha saputo farsi amare e farsi conoscere attraverso il calcio; una città che ha saputo mettere da parte per anni tutte le sue difficoltà, identificandosi con la propria ‘squadra del cuore’. Quest’ultima ha rappresentato per molti foggiani un motivo di riscatto sociale, una valvola di sfogo formidabile, che ha fatto le fortune dei Rossoneri e dei loro sostenitori: «U’ Fogge» era per Foggia quello che la Torre Eiffel è per Parigi, o il Colosseo per Roma. Era l’emblema sotto il quale veniva identificato un intero popolo non solo in Puglia, ma in tutta Italia e persino all’estero. Perdere questo simbolo, con l’amara discesa in Serie D, per molti ha significato perdere tutto. Ecco dove risiedono, dunque, l’origine e la motivazione che sono alla base dell’iniziativa; ecco la ratio ‘sportiva’ e ‘socio-culturale’ della manifestazione Il passato che dona il futuro.

I Rossoneri del passato dovevano tornare a Foggia per testimoniare la grandezza della storia dei satanelli, per sostenere che il calcio alle nostre latitudini non può scomparire nell’anonimato, e magari anche per risvegliare la coscienza di chi può salvare la squadra della propria città ma non l’ha ancora fatto.


GIANNI PIRAZZINI, una vita da capitano

Un viaggio lungo 324 pagine nella vita di Gianni Pirazzini è quello che troveranno i lettori in “GI4ANNI PIR4ZZINI – Una vita da Capitano”, il nuovo libro del giornalista Domenico Carella. Con la prefazione di Franco Ordine, il volume è interamente dedicato allo storico numero quattro del calcio foggiano. Il capitano, il mito. Un volume ideato per non disperdere l’immenso patrimonio che la storia della squadra di calcio cittadina ci offre e che “il C4pit4ano ha attraversato trasversalmente dalla fine degli anni sessanta all’inizio degli anni Ottanta. Domenico Carella ha raccolto una storia bellissima, degna di un film, ricca di colpi di scena e di momenti indimenticabili, raccontata in prima persona da Gianni Pirazzini, quel ragazzo biondo, nato sotto le bombe della seconda guerra mondiale, che divenne uomo stringendo al braccio un laccio bianco su una maglia rossonera, quella del suo Foggia. E che per l’occasione ha aperto il suo album dei ricordi di famiglia, regalando al lettore oltre 400 foto inedite.


FOGGIA – INTER 3-2, L’impresa degli eroi di Pugliese

«Fra un anno, fra due, fra tre a Foggia si parlerà ancora di questa partita e di questa vittoria: e lo sguardo di molti s’illuminerà ancora di soddisfazione quando, ricordandone e raccontandone gli episodi, potranno dire: “io c’ero”» (Gino Palumbo, Corriere della Sera 1 febbraio 1965). Il sogno tramutato in realtą. La partita più bella della storia del calcio foggiano raccontata dai diretti protagonisti. A distanza di cinquant’anni, l’epica Foggia – Inter 3-2 continua ad essere un pezzo prezioso della storia della nostra città, non solo sportiva. Quel 31 gennaio del 1965 la piccola Foggia ebbe un sussulto d’orgoglio e riscatto sociale, riuscendo a superare sul campo, ad armi pari, i temibili campioni nazionali, continentali e mondiali dell’Inter. Proprio quella invincibile corazzata, comandata dal mago Helenio Herrera, naufragė sotto i colpi  del bomber Vittorio Cosimo Nocera e dei ragazzi del vulcanico Oronzo Pugliese. Questo libro si propone di ripercorrere le tappe di quell’evento storico attraverso le interviste al capitano Ciccio Patino, alla moglie del bomber Anna Nocera, al figlio del presidente Gioacchino Rosa Rosa, ai calciatori Giorgio Majoli, Romano Micelli, Roberto Oltramari, ai giornalisti Franco Ordine e Antonio Troisi e ai tifosi doc Peppino Baldassarre, Romano Bucci e Pino Cicolella.

Le dichiarazioni di Sandro Mazzola, stella nerazzurra e della Nazionale Italiana, impreziosiscono il testo. Foggia – Inter 3-2 non vuole essere solo un libro di storia calcistica, ma una fiaba, di quelle in cui tutti sappiamo il finale ma della quale mai ci stancheremo di sentirne parlare.


IL FOGGIA DEL ’76 – Il miracolo di Balestri, la vittoria di Pirazzini e Lodetti

«Di quel campionato vinto dal Foggia di Balestri ricordo due promettenti giovani della primavera: Corrado Tamalio, lanciato in casa contro la Reggiana, che fece esplodere lo Zaccheria con un gol superbo all’esordio, e Moreno Grilli, che firmò a La Favorita il gol che valse l’1-1 contro il Palermo. Due ragazzi, Tamalio e Grilli, che Roberto Balestri aveva allevato con la mollichella al Florio, centro di allenamento della formazione Primavera. Entrambi hanno fatto una buona carriera e io li ricordo con molto affetto. A quell’epoca il Foggia sapeva ben curare il settore giovanile, da cui ogni anno pescava talenti: ricordo tra i tanti c’era Maurizio Iorio, che fece la fortuna della società. Il Foggia lo cedette al Torino in cambio di un miliardo e duecento milioni di vecchie lire più cinque giocatori. Erano questi i colpi che sapeva mettere a segno il presidentissimo don Antonio Fesce. È proprio da lui che si dipana l’epoca più bella della storia del Foggia e, inevitabilmente, la storia che andrete a leggere in questo libro». (Tratto dalla prefazione)

“Il Foggia del ’76” è un libro dedicato ad una selle squadre più forti della storia del Foggia. Non solo tecnicamente ma anche e soprattutto moralmente. Dopo un’avvio stentato in campionato e l’esonero del tecnico Cesare Maldini, il gruppo si ricompatta con il giovane Roberto Balestri in panchina, prelevato dalla formazione Primavera. Dal rischio retrocessione alla promozione in Serie A, in un crescendo di vittorie per 1-0, con la forza della difesa granitica e di un attacco che sapeva come e dove colpire. Restano emblemi di quella stagione il colpo di testa di Pirazzini che vale l’1-0 al Pescara, segnato al minuto 88′ con i rossoneri in inferiorità numerica, e il colpo di testa di Turella al Novara che capitalizza un perfetto cross di Toschi e porta ufficialmente i rossoneri in quello che è il paradiso del calcio italiano. Il libro svela aneddoti e curiosità della stagione, con tabellini delle partite e analisi storica. Ancora oggi, quando i calciatori di quegli anni si rivedono, tra le tre promozioni in Serie A degli anni Settana, ricordano con gioia ed entusiasmo quella di Balestri, perché fu la vittoria di un gruppo che da spaccato si trasformò in granitico.


CICCIO PATINO, l’ala che fece volare il Foggia
Patino era un’ala di quelle di un tempo mai passato di moda che vivevano ai confini del rettangolo; quasi una sorta di reclusi dentro una striscia piccolissima di campo, per preparare poi gli scatti, i dribbling e gli allunghi, i cross per le teste dorate di Nocera e Oltramari, di Matteo Rinaldi che avanzava ad ogni calcio d’angolo come gli capitò di fare, tra l’incredulità collettiva, a Firenze nel debutto assoluto in serie A, segnando un gol che ammutolì lo stadio. “C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e Ciccio Patino. Era l’idolo, chissà se lo ricorda ancora, mio fratello Beppe che ne imitava per strada i dribbling secchi, tentando di volare sul marciapiede di via Pesola come il suo idolo faceva lungo la pista d’atletica dello Zaccheria. Cominciò allora, in quegli anni teneri e indimenticabili, la nostra, mia e di mio fratello, passione per
il Foggia, la squadra di calcio che cominciava la sua scalata verso vette inesplorate.

Patino era l’idolo di mio fratello e per questo motivo cominciò a diventare quasi uno di famiglia a casa nostra: perché lui voleva la maglia numero 11, come appunto quella indossata dal capitano di cento vittorie; perché ne imitava le finte durante le sfide di strada; perché lasciava crescere la stessa zazzera bionda con la inevitabile differenza che Beppe non usava la brillantina e la riga per tenere a bada i ciuffi ribelli (la pettinatura scelta da Patino). Noi fratelli Ordine amavamo quella generazione di calciatori-eroi che ci ha trascinato fino alle soglie della maturità, che ci ha fatto adorare la nostra città, che è riuscita a trasformare gli scomodi gradoni dello Zaccheria in una sorta di cattedrale dove andare a ‘pregare’ tutte le domeniche pomeriggio”.
Dalla Prefazione di Franco Ordine